Condoglianze su facebook: la nuova soglia del trucido. Life ordinary #2

Arrivato l’anno nuovo, nella mia vita si sono presentate anche una brutta serie di novità, tra cui un lutto grave di un mio conoscente.
Per questo oggi sono andata al funerale. Lasciamo stare la visione di gente che non volevo vedere, che se non ti ho visto negli scorsi anni un motivo ci sarà, ma andiamo direttamente al punto di svolta.
Non sono potuta rimanere per la funzione perché purtroppo avevo degli appuntamenti irrimandabili (questioni di salute, mica cazzeggio), e dopo il mio impegno sono passata al bar per prendermi un caffè al ginseng.
Incontro lì una vecchia compagna di scuola. La saluto, le chiedo come va, e se anche lei era passata al funerale per dare appoggio alla nostra conoscenza comune.
Noto allora la sua sorpresa, e mi dice di non sapere nulla. Mi dice però che non c’èra problema, e che rimediava subito.
È allora che accade il fattaccio.
Tira fuori il telefono, apre l’app di facebook, raggiunge il contatto del conoscente, e gli scrive in bacheca.
Delle condoglianze.
In bacheca.
Io mi blocco.
Perché?
Condoglianze in bacheca? Neanche un messaggio? Proprio lì, sul diario, come ad avvertire tutti del fatto che è morto un parente a quella persona?
Molte domande nascono nella mia mente.
Abbiamo davvero manie egoiste tali da dover diventare protagonisti anche del lutto altrui?
Nascerà una nuova app su face book per i morti della gente.
“è morto il padre di Girolamo Savonarola, scrivigli in bacheca!”
 Mi ritrovo a pensare come mi sentirei se la gente mi scrivesse in bacheca una cosa del genere.
Sei lì, stremata dopo una settimana dove hai attraversato la tua tragedia, e decidi che per staccare dieci minuti il cervello dalla tua tragedia, puoi buttarti al computer.
Non apri le e-mail, sai che c’è là in mezzo.
Non apri neppure i messaggi face book, ci clikki sopra e ci riclikki giusto per non avere l’irritante segnalino rosso delle notifiche.
E poi li vedi.
A decine sul tuo diario.
“Condoglianze”
“Siamo vicini al tuo dolore”
“*inserire membro della famiglia* ci è stato molto vicino, siamo sofferenti per la tua perdita”

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selfie w/ mah granny 

PUTTANATE.
Centinaia, centinaia di PUTTANATE.
Se fossi seriamente dispiaciuto non lo pubblicheresti in bacheca con unico scopo quello di far vedere al mondo che anche tu hai fatto le tue condoglianze.
Che anche tu per oggi hai fatto ciò che le brave persone fanno.
Mi scriveresti un cazzo di messaggio privato.
Ma no, tu hai paura. Si cazzo, hai paura, hai paura del: “Visualizzato alle xx:yy”. Hai il terrore di quella scritta, perché se da un lato quando mandi il messaggio saprai esattamente quando alleggerirti la coscienza, dall’altro ti prende il panico, perché non sai minimamente cosa rispondere se l’altro dovesse scriverti qualcosa di diverso da “grazie del pensiero, è stato molto apprezzato.”
Ecco perché sto una merda.
Perché io so, e lo so perfettamente, che lo stesso lutto grave potrebbe succedermi in ogni momento, come a tutti d’altro canto.
E ho il panico. Il panico che mi scrivano “Siamo vicini al tuo dolore” sulla bacheca, perché potrei in un momento di insensato furore scrivergli di farsi fottere, che al mio dolore serve aria e loro lo soffocano, che potevano bruciarsi due click in più e scrivermi un cazzo di messaggio privato, e che possono tranquillamente prendere il loro perbenismo e buttarselo su per un noto orifizio.
E magari, dietro il freddo e duro schermo, io non so che stanno soffrendo davvero per la mia perdita, che stanno DAVVERO provando emozioni, che non sono solo dei soggetti che devono mostrare al mondo che hanno fatto la cosa giusta.
La tecnologia ha ucciso anche l’ultimo briciolo di umanità che ci restava.

 

Buon anno a tutti! Life ordinary #1

Nuovo anno, nuova vita.
Quattro parole, una caterva di puttanate.
E si, caterva esiste come termine, e non è caterba. Googlatelo.

Detto questo, descriviamo a posteriori come avviene la fine dell’anno.
Cibo.
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Partiamo dalla cena; o meglio, il CENONE.
Non basta scrivere cenone, no, ci vuole il caps lock.
Il CENONE è questo rito che siamo costretti a ripetere anno dopo anno, in cui vostra madre prepara abbastanza cibo da soddisfare un esercito di un piccolo stato, anche se siete voi, i vostri genitori, vostro/a fratello/sorella, quattro zii e due cugini in croce.
Saltiamo il capretto, il coniglio, il capitone, il san squash o qualunque cosa mangiate tipicamente nella regione e passiamo direttamente a quello che tutte le madri fanno dappertutto.
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Il cotechino e le lenticchiecheportanosoldi.
Perché se si considerasse solo la pietanza in se, si potrebbe passare avanti tranquillamente, ma no! Perché grazie a quella credenza tipica del “le lenticchiecheportanosoldi” vedi i parenti che ti costringono a ingurgitare cucchiaiate sane di legumi. Legumi che per loro natura ti provocheranno aria nello stomaco.  Aria che potrai certamente tenere, nel tuo vestito stretto come un nodo scorsoio mentre cammini verso un veglione con dei tacchi di 27 cm netti.
COME NO.
E passiamo al tema clou.
Vestiti.
Mentre per gli uomini la situazione è gestibilissima con una camicia e una giacca, per noi donne la situazione peggiora.
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Notate le facce della modella. Sono causate dalla mancanza di aria.

Il tubino.
Il tubino: questa specie di cilindro bel acconciato il cui scopo è quello di far sembrare esplosive le tue tette e  il tuo culo di 2 taglie di meno, e il cui unico risultato è quello di farti venire delle vene varicose 30 anni prima del tempo, e di non permetterti di sedere, ballare bene, respirare. Insomma le solite cose.
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Le scarpe.
Le scarpe, con un tacco sempre superiore ai 12 cm, ti permetteranno di camminare per circa 6 minuti e 25 secondi.
Ma dato che NON PUOI sederti per via del tubino, hai 2 speranze: svenire nelle braccia del tuo fidanzato/di unbelragazzoaccazzochetrovi, oppure SOFFRIRE.
Fin troppe scegliamo la seconda via.
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Le mutande.
LE MUTANDE. LE MUTANDE.
Sempre più gente che ti regala ste cazzo di mutande rosse. Che sbagli a metterle in lavatrice una sera e ti toccheranno mutande color rosa in ogni fottuta variante per le successive 3 settimane. L’altra sera mia zia mi ha regalato una brasiliana e un tanga. ROSSI.
“A zi, dimmi la verità, ma c’ho la faccia da zoccola?”
I Botti.
I botti. Se voi non fate i botti il capodanno non lo vivete. Non prendiamoci per il culo.
Si distinguono tra a terra e in aria.
I conetti.
I conetti sono una sola. E’ una legge universale. E’ indifferente dove li hai comprati, è indifferente la dimensione. SONO UNA TRUFFA AMBULANTE.
Il re della foresta.
Il re della è uno dei più grandi di quelli a terra, e si è evoluto negli anni. Comunque non delude mai. Costa sui 10 euro, e dura ben 2 minuti e mezzo. E se anche la vostra ragazza dice che è poco, per un fuoco d’artificio è molto buono.
In aria.
I fuochi in aria sono meravigliosi. Non importa che una batteria venga quanto due di una a terra. Non importa che per osservarla ti hanno fatto andare nel fango del giardino per avere la distanza di sicurezza, e comunque non vedi una cippa perché sei comunque troppo sotto. Non importa. Sono bellissimi, e ti sentirai come quando avevi 8 anni, restare svegli fino a mezzanotte era un’impresa, e ti ricompensavano con il panettone di fine anno e mezzo dito di spumante, e ti sentivi anche tu un po’ grande.
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I veglioni.
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tu e i tuoi amici non siete così. Ne mai lo sarete.

Un palo al culo per la società.

Dico solo questo, per il resto dell’anno non devo pagare un delirio per entrare in un locale 2×3, dopo una fila che fa una sega alla fila per il nuovo iphone, per un cocktail che mi ubriacavo di più con lo spumante a casa, mentre 37654164515 fotografi di agenzie varie ti fanno foto mentre sembri un ibrido tra una capra sarda e un trans siberiano.
Infine:
IL POST CAPODANNO, ALIAS LA SERA SUCCESSIVA.
La sera peggiore dell’anno.
Sarà che è la prima.
Ma è quella in cui tutte le ansie, tutte le responsabilità, tutto lo studio e il lavoro arretrati che avevi lasciato l’anno prima, tornano.
Più stronzi di prima.
E pensi che forse andare a fare la zoccola con le mutande di capodanno non è poi così male.

BUON ANNO A TUTTI.